TELELAVORO E SMARTWORKING: RISPARMIARE MIGLIORANDO PRODUTTIVITA’ E BENESSERE

Agevolazioni fiscali
lunedì, 09 Ottobre 2017 663 Views 0 Comments
TELELAVORO E SMARTWORKING: RISPARMIARE MIGLIORANDO PRODUTTIVITA’ E BENESSERE

Si parla tanto di telelavoro, ma in Italia è ancora poco diffuso. Eppure in Usa e molti Paesi Nord europei questo nuovo modello continua a espandersi, generando risparmi, più produttività per le aziende e benessere per i lavoratori.

IL CASO DI TIM.

Oggi il telelavoro ha cambiato il volto di diverse società. Una dimostrazione virtuosa di telelavoro è rappresentata da Tim, che ha avviato l’operazione nel febbraio 2016 in 5 sedi pilota (Milano, Torino, Bologna, Roma e Palermo), non certo solo per i call center. Sino a marzo 2017 sono stati coinvolti 8.800 lavoratori che hanno prenotato 8.400 postazioni di co-working, svolto 170.000 giornate di lavoro da casa, risparmiato oltre 1.000 tonnellate di CO2 e 248.000 ore di pendolarismo. L’esperimento ha funzionato così bene che dal 2017 è attivo un accordo aziendale che incentiva l’adesione, con bonus e premi.

Vediamo i vantaggi, le normative in vigore e alcuni suggerimenti per applicare correttamente il telelavoro a beneficio di tutti, anche in Italia.

SI RISPARMIA.

Iniziamo dai benefici economici: l’impresa risparmia su immobili, mobili, riscaldamento e manutenzione, il costo degli uffici si riduce e l’organizzazione può riprogettare gli spazi. Anche l’assenteismo diminuisce in quanto lo smart working assicura la presenza (esclusi ovviamente i casi di malattia) e gli impedimenti per raggiungere il posto di lavoro non saranno più un problema. Stessa situazione per i costi di trasporto del personale che calano drasticamente a vantaggio della società, in particolar modo per quelle che si avvalgono di manager sempre in trasferta. Pensiamo a quanto costa in denaro, tempo ed energie, ad esempio, una missione di lavoro da Venezia a Roma. E ora pensiamo a quella stessa riunione organizzata comodamente su Skype, magari da casa, con una buona webcam e un monitor ad alta definizione: costerà nulla o quasi. E ha un vantaggio in più: la riunione (previo ovviamente il consenso degli interessati) è registrabile e può essere dunque salvata in un file da inoltrare su una semplice chiavetta al proprio capo o magari condivisa su un cloud (come Google Drive o Dropbox) senza perdere ulteriore tempo ed energie per stilare relazioni o spiegare le posizioni degli interlocutori.

SI LAVORA MEGLIO.

A migliorare con lo smart working è anche il clima aziendale e la produttività: l’attività si svolge in un ambiente senza stress e distrazioni, il lavoratore si sente valorizzato e incentivato a concluderla al meglio. Niente più costi di trasporto casa-lavoro, stress per i parcheggi, tempo buttato via. Il primo passo nella direzione giusta? Puntare su una buona postazione. Assicurati che il tuo lavoratore abbia un buon pc con una efficiente webcam (investimento da 600-700 euro), usi una sedia ergonomica e regolabile (100 euro) e una scrivania funzionale in una stanza riservata della casa. Dal punto di vista tecnologico, la connessione deve essere stabile e potente, meglio se in fibra o almeno con una Adsl 20mb di buona qualità (dipende dalla dimensione dei file che si dovranno scambiare, se particolarmente “pesanti” è meglio una fibra 100mb).

LE NORMATIVE.

Dal 2012 sono previste particolari sovvenzioni nel caso in cui si favorisca la flessibilità dell’orario di lavoro a particolari categorie di lavoratori e lavoratrici (con figli minori di età inferiore ai 12 anni o in alternativa con parenti disabili o non autosufficienti a carico). Nel 2015 il Jobs Act ha previsto premi per le diverse formule di flessibilità e incentivando accordi collettivi. Non essendo un contratto atipico ma una tipologia di svolgimento della prestazione lavorativa, il telelavoro può essere pattuito al momento dell’assunzione, ma anche successivamente in totale reversibilità: si può dunque tornare alla modalità standard in qualsiasi momento.

Al telelavoratore deve essere riservata una mole di lavoro analoga a quella di un pari grado che eserciti in maniera tradizionale le proprie mansioni. Una scelta da fare subito è la proprietà dei mezzi a disposizione del telelavoratore: se sono forniti dal datore di lavoro, è in capo al dipendente l’obbligo di averne cura, non utilizzarli per divulgare in rete file a contenuto illegale e avvisare tempestivamente il superiore in caso di malfunzionamenti.

Al datore di lavoro sono riservati i costi di impianto: collegamento Internet, apparecchiatura hardware ed eventuali spese causate da manutenzione, a meno che non sia riconoscibile una negligenza grave da parte del dipendente. Il datore di lavoro può monitorare la produttività del telelavoratore attraverso l’utilizzo di software specifici, ma deve sempre salvaguardare la privacy del lavoratore. La responsabilità della protezione dei dati è in capo a entrambi i soggetti: il datore di lavoro deve adottare misure in grado di garantirne la sicurezza (anche attraverso software autorizzati), il lavoratore deve attenersi alle direttive fornite e rispettare regole e norme che il datore di lavoro gli sottopone. L’ultima legge di Stabilità ha anche concesso un credito d’imposta del 65% fino a 20mila euro di investimenti adottati per estendere lo smart working (per acquisto di pc, scanner, webcam e software specifici).

DA BARILLA A VODAFONE.

Intanto aumenta il numero di aziende che ricorrono al lavoro agile. L’ultima big in ordine di tempo è Ferrovie dello Stato che ha lanciato una sperimentazione su 500 dipendenti: potranno lavorare da casa o in qualsiasi luogo da loro scelto da un minimo di 4 fino a un massimo di 8 giornate al mese non frazionabili. Per ogni lavoratore vengono definiti obiettivi misurabili e l’azienda fornisce tutti gli strumenti informatici necessari, oltre a una specifica formazione. Flessibilità di orario e riprogettazione degli spazi fisici sono arrivati anche in Barilla, American Express, Vodafone e Ferrero, che hanno già avviato progetti di smart working.

Insomma si risparmia, si inquina poco o nulla, si ottimizza il tempo, si lavora meglio.
E’ proprio necessario lavorare tutti quanti fisicamente sempre in sede? O non è meglio cominciare a sperimentare lo smart working, almeno per quelle funzioni che non hanno una necessità di presenza continuata in team e l’utilizzo di materiali ingombranti?

Comments are closed.

UA-42481753-18
MENÙ