LE ENERGY COMMUNITY, IL FUTURO PASSA IN AZIENDA

Agevolazioni fiscali
giovedì, 19 Ottobre 2017 637 Views 0 Comments
LE ENERGY COMMUNITY, IL FUTURO PASSA IN AZIENDA

Il proliferare delle energie alternative e i nuovi modelli di produzione e stoccaggio dell’energia consentiti dalle nuove tecnologie stanno facendo impennare la diffusione di nuovi modelli di gestione e consumo.

 

Le Energy Community

Tra questi, il più innovativo e promettente è sicuramente quello delle “Energy community”.

La stessa Unione Europea ha emanato una precisa direttiva per portare gli Stati membri ad approvare norme di favore riguardo alle tecnologie innovative per lo storage (lo stoccaggio delle energie alternative), le nuove modalità di consumo (Demand Side Management, DSM) e le forme di aggregazioni commerciali
denominate Energy Union.

La novità sta nel fatto che tutti i consumatori attivi (privati, aziende, attività commerciali) possono partecipare su tutti i mercati organizzati per comprare e/o vendere energia, anche in forma aggregata e a parità di condizioni con i distributori e gestori di energia.

Ogni comunità locale può possedere, gestire, affittare reti autonome di energia, senza preclusioni, con l’obiettivo di stoccarla e distribuirla.

Così l’autoproduzione da fonti rinnovabili e la piccola co-generazione permette di vendere liberamente energia, con evidenti economie ed efficienze che possono generarsi, oltre che con un minor impatto inquinante e di consumo energetico su tutto il sistema, basti pensare all’imponente attuale modello di distribuzione energetica necessario per arrivare dalle centrali ai centri di stoccaggio fino alle singole abitazioni o ad ogni azienda.

L’autoproduzione, lo scambio energetico tramite micro-reti e le nuove tecniche di accumulo sono i pilastri delle nuove “Energy Community”, con l’obiettivo di abbattere inefficienze e costi di intermediazione. Pensiamo a strutture pubbliche come scuole e ospedali, ma anche e soprattutto ad aziende con alto consumo
energetico, dove l’opportunità di partecipare alle Community consente non solo risparmi ed efficienze, ma anche l’opportunità di evitare black out e regolare i fabbisogni in base alla disponibilità stoccata.

Mettere in piedi una Energy community: le agevolazioni

I principali ostacoli sono la disinformazione rispetto a queste opportunità, ma anche le risorse iniziali per avviare l’impianto, su cui sono attivabili finanziamenti agevolati che permettono un’alta remunerazione dell’investimento. E’ evidente come ci si trovi nell’Anno zero di questo modello, dove serve ancora un quadro regolamentare definito anche in vista della prossima deregulation prevista a metà 2019 con il Ddl Concorrenza già approvato.

Il progetto Wise-Grid è il più innovativo in materia. Finanziato in gran parte dall’UE tramite il Programma Horizon 20-20, ha l’obiettivo di creare una community centrata sui consumatori sfruttando modelli di business sostenibili e novità tecnologiche (come gli smart metering, elettrodomestici smart e veicoli elettrici). Le condizioni per l’avvio di una Community sono 4: gli azionisti o i soci possono essere privati, enti locali e aziende del settore energie rinnovabili; il 51% di ogni soggetto partecipante dev’essere in mano a persone fisiche; il 51% della Società-Community (Srl o Spa) dev’essere dell’ente pubblico locale; il 51% dei membri del Cda deve rappresentare interessi della comunità locale.

I 4 Paesi oggetto della sperimentazione UE sono l’Italia, il Belgio, Grecia e Spagna.

Le micro-reti in Italia

Le Community energetiche in Italia, nonostante una diffusa disinformazione, sono in realtà già presenti, seppur con volumi ancora marginali. L’Alto Adige ad esempio
ha una lunga tradizione di cooperative energetiche, tra le quali quella di Funes e di Prato allo Stelvio. Interessante anche il modello della startup Energia Positiva, nata
nell’ottobre 2015 si propone di ricercare e acquistare su tutto il territorio italiano impianti produttivi (fotovoltaici, eolici, idroelettrici) di piccole-medie dimensioni, ha già 500mila euro di capitale reinvestito per la creazione di nuovi impianti. Grazie a una piattaforma creata ad hoc, l’energia prodotta e gestita in community viene suddivisa in quote, per dare la possibilità agli associati di avere il proprio impianto di energia rinnovabile virtuale. Essendo impianti incentivati, il socio-utente ha diritto a ricevere un rendimento che gli viene scontato sulla sua bolletta energetica.

Interessante è anche il peso che può avere l’Energy Crowdfunding per mobilitare capitali locali. Una nuova Community può lanciare il suo progetto, il suo modello di business e ricercare soci e finanziamento non con il classico “giro delle sette chiese”, ma lanciando una ricerca sui portali specializzati in Crowdfunding, ancora agli albori in Italia, ma sempre più diffusi in Usa e nel resto d’Europa. Una recente ricerca ha per esempio descritto come in Gran Bretagna siano già stati 121 i progetti di nuovi impianti di energia alternativa finanziati con il Crowdfunding, grazie a 118 milioni di euro raccolti, con un rendimento medio del 7,3% mentre negli Usa sono stati 98 i progetti per 12 milioni raccolti e nei Paesi Bassi 49 con una raccolta di 20 milioni di euro. In Italia ancora nulla.

Consumi intelligenti

Oltre alle Community un forte impulso al settore è generato dalle nuove politiche di Demand Side Management (DSM) che puntano a riqualificare la domanda di energia, rendendola più consapevole, efficiente e pronta ad essere gestita in modo digitale. Così ad esempio il settore si sta sempre orientando verso i contatori digitali, piattaforme e App capaci di interagire con il cliente H24 e 7 giorni su 7 in tempo reale per monitorare consumi, picchi, possibilità di risparmio.

Secondo Accenture, nel periodo tra il 2016 e il 2025 vi saranno nel mondo investimenti sulla digitalizzazione dei servizi energetici pari ad almeno 1,3 miliardi di dollari, permettendo anche riduzione di consumi e miglior efficienza delle reti distributive.

Insomma, utenti-consumatori sempre più consapevoli, informati e capaci d’interagire H24 per ottimizzare i consumi energetici, mentre produzione, stoccaggio e distribuzione saranno sempre più decentralizzati e vicini al proprio territorio. Un’occasione importante per avviare nuovi investimenti e attività soprattutto per le aziende dove la bolletta energetica rappresenta un punto-chiave.

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