Rating bancario e PMI: come migliorare la “pagella” della propria impresa

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martedì, 21 novembre 2017 311 Views 0 Comments
Rating bancario e PMI: come migliorare la “pagella” della propria impresa

Sempre più aziende, soprattutto Pmi, soffrono di difficili rapporti con le banche.

 

Non solo a causa di oggettive difficoltà finanziarie, ma per un inasprimento delle politiche sul credito, con difficoltà ad accendere a finanziamenti o mutui, revoca di affidamenti, commissioni o tassi troppo costosi. E così la finanza rischia di diventare una spirale perversa, che assorbe spese, energie, efficienza, spesso mettendo a repentaglio la stessa sopravvivenza dell’impresa.


Il nuovo totem su cui ci si deve misurare è il cosiddetto Rating, la pagella che ogni banca dà all’azienda in base ai suoi conti, ai suoi flussi e alla sua capacità di rimborsare i prestiti, così da decidere se e a quali condizioni concedere mutui o finanziamenti.

Ma quante aziende sanno davvero come si compone un Rating, come viene realizzato e da quali fonti attinge? E soprattutto, quante aziende si organizzano davvero affinchè questo Rating possa migliorare? Studi e ricerche di settore evidenziano come siano davvero poche: le grandi aziende e poche virtuose Pmi. Tutte le altre navigano a vista, salvo poi alcune di loro pagare un prezzo salatissimo per questa inerzia.
Andiamo allora alla scoperta del Rating bancario.

 

Come si costruisce il Rating

 

Va detto prima di tutto che ogni banca ha un suo sistema di rating che può essere più o meno rigoroso e restrittivo, ma tutte le banche utilizzano alcuni parametri irrinunciabili, fissati dagli accordi UE di Basilea 2-3.

Pochi sanno che i conti dell’azienda, il suo bilancio e gli indicatori classici di performance, sono sì importanti ma pesano all’incirca per il 50% sulla formulazione di un rating.

L’altro 50%, a volte anche più, dipende dalla Centrale rischi di Bankitalia: è il flusso mensile oggettivo di informazioni per valutare il rischio-cliente che la Banca d’Italia accentra da tutte le banche. E’ quindi indispensabile averlo in azienda e soprattutto saperlo leggere, dato che è un documento zeppo di numeri, con codici non facilmente interpretabili e trend che abbisognano di una buona professionalità in materia. Ma soprattutto occorre sapere visionare questi documenti dall’ottica della banca, proprio per capire come migliorare il proprio rating e dunque poter ottenere più facilmente credito o abbassarne i costi.


Poche aziende sanno che la Centrale rischi di Bankitalia è a disposizione di tutte le imprese che ne facciano richiesta. Basta una Pec alla propria filiale territoriale di Bankitalia e in 4 giorni si riceve un Pdf. A quel punto, se non si hanno in azienda le professionalità specifiche, è bene affidarsi a un consulente o società specializzate, tra le varie che si sono recentemente affacciate sul mercato per assistere le aziende in questa delicata attività.


Il Pdf della Centrale rischi Bankitalia, una volta riclassificato e interpretato, permette di avere una radiografia completa e aggiornata di tutti i flussi aziendali degli ultimi 24 mesi, mese per mese: la situazione debitoria suddivisa per banche, la presenza o meno di firme di garanzia e per quali importi, la situazione dei crediti insoluti per ciascun conto corrente, le anomalie, gli sconfinamenti, etc. E’ evidente come tale montagna di informazioni rappresenti anche uno straordinario strumento, se ben utilizzato, per ogni vertice aziendale d’impresa per verificare l’efficienza del proprio ufficio contabilità-finanza e del relativo team di lavoro.

 

Attenzione ai passi falsi


Facciamo alcuni semplici esempi: se alcuni pagamenti vengono effettuati da un c/c aziendale presumendo sia capiente perché è previsto l’incasso da alcuni clienti, ma invece si verifica l’insoluto, si rischia di ottenere il duplice effetto negativo di aver registrato un insoluto e contemporaneamente uno sconfinamento, il che peggiora decisamente il rating con quella banca; se i clienti più “a rischio” vengono gestiti da un unico portafoglio bancario dove è più alta la possibilità di insoluti, è evidente che si peggiora il rating, mentre invece una più oculata distribuzione avrebbe permesso di mantenere un rating sufficiente con le varie banche con cui si lavora; o ancora se si nota un peggioramento di rating con una banca è possibile correggere in corsa le decisioni in modo da distribuire il rischio anche su altri istituti bancari.

Altro elemento centrale di quest’attività aziendale è la trasparenza e il senso di credibilità-fiducia che viene trasmessa alle stesse banche con cui ci si relaziona.


Se il titolare o il Cfo di un’azienda si trova a negoziare un finanziamento o un mutuo con un dirigente bancario, è assai importante presentarsi con la valutazione della propria Centrale rischi Bankitalia in mano: è un modo efficace per dimostrarsi attenti, ben consci della situazione dettagliata della propria azienda e permette di rivolgersi al dirigente bancario senza sorprese o fraintendimenti, spiegando difficoltà, ma sapendo anche già quale sarà la “pagella” che ci aspetta.

Le banche sempre più, con le strategie restrittive di settore degli ultimi anni, sono diventate molto rigide nella valutazione, soprattutto nei riguardi delle Pmi. Dunque diventa fondamentale conoscere in anticipo il rating, studiare con attenzione tutte le modalità operative per migliorarlo e potersi presentare agli interlocutori bancari con le migliori credenziali. Spesso invece le aziende hanno una visione “passiva” di questa pagella, senza sapere che esistono decine e decine di piccoli accorgimenti che possono migliorarla, con effetti benefici sia quando ci si trova a dover richiedere un nuovo finanziamento, sia nel caso in cui si debbano negoziare condizioni, tassi e commissioni di un rapporto in essere.

 

Capire e migliorare il rating: a chi rivolgersi


Sono ormai diverse le società specializzate e i consulenti che, a costi contenuti, riescono ad affiancare l’azienda in questo nuovo percorso, con uno screening iniziale e un’attività di formazione nei confronti di Cfo e team dell’ufficio contabilità-finanza, finanche con periodiche call di analisi e “pronto intervento” in caso di urgenti necessità.


Insomma, imparare a conoscere il proprio Rating è il miglior modo per evitare rischi finanziari, costi e inefficienze, ma anche per recuperare nuovi accessi al credito e stabilizzare rapporti spesso burrascosi con i propri istituti bancari di riferimento. Occorre informarsi, capire, analizzare dati che in pochi conoscono, ma che sono oggi fondamentali per qualsiasi banca, le vere formule da cui passa la decisione su una delibera di un mutuo o sulla possibilità di concedere un tasso 
agevolato. E spesso, agli occhi della banca, sono dati che contano assai più dello stesso bilancio aziendale.

Se infatti un’azienda, pur avendo un discreto bilancio in termini economico-patrimoniali, non mette però in atto le opportune azioni quotidiane per migliorare il proprio rating, rischia anch’essa brutte sorprese o, nel caso migliore, finisce per pagare assai più in termini di tassi, spese e commissioni, rispetto a quanto avrebbe potuto spuntare.

E se un’azienda è particolarmente esposta  finanziariamente, con un’incidenza importante di oneri finanziari, possiamo facilmente capire come quest’attività possa permettere di recuperare costi e redditività.

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